Un immortale in sneakers

12 Maggio 2021

by Elephant

Il “product placement” è una pratica per incrementare il budget di un film piuttosto diffusa, una forma di pubblicità occulta usata da anni nel cinema e nelle produzioni TV.

 Provate a guardare una serie TV a caso, vedrete uffici pubblici, da sempre in lotta con tagli al budget, abbondare di iMac nuovi fiammanti, oppure attori costretti a controllare l'ora di continuo, solamente per mostrare il brand dell'orologio.

 Una delle case di produzione che per prime hanno usato questo sistema di autofinanziamento in modo scientifico è la Warwick Film, nota per aver portato sul grande schermo le avventure dell'agente segreto più famoso al mondo, mr Bond, James Bond.

La società, fondata a Londra da Albert Romolo Broccoli, italo americano di New York, sfruttò non solamente i fondi messi a disposizione dalle autorità britanniche per lo sviluppo del cinema nel Regno Unito, ma fece del franchising “007” un vero catalogo in movimento di prodotti di lusso, inserendo nei vari film decine e decine di micro spot pubblicitari, piazzati così bene che a tutt'oggi sono un esempio di come si possa fare il “product placement” senza scivolare nel ridicolo.

 Sean Connery, il più famoso James Bond di sempre, è co-protagonista di “Highlander”, uno dei film più innovativi e più visionari degli anni '80, che fece conoscere al mondo Christopher Lambert, attore francese dal sensuale sguardo miope, qui al suo primo film in inglese.


Il film va visto non solamente per la storia avvincente, ma anche per per capire l'estetica di quel periodo. Non a caso il regista, l'australiano Russell Mulcahy, è l'autore dei videoclip di moltissime canzoni simbolo degli anni '80, come “Young Turks” di Rod Stewart, “Bette Davis Eyes” di Kim Carnes, “Total Eclipse Of The Heart” di Bonnie Tyler, praticamente tutte le hit dei Duran Duran e, udite udite, “Video Killed the Radio Star” dei Buggles, il video che sancì la vittoria (risultata poi effimera) della TV sulla radio.

Forse per questo “Highlander” sembra un lungo video musicale, dove primeggiano ben sette brani dei Queen, croce e delizia degli amanti del rock.
Ma torniamo al tema di questo post, il “product placement”.
Dunque, una delle scene più intense del film è il combattimento finale fra gli ultimi due highlander, il buono McLoad e il cattivo e sadico Kurgan. Lo scontro con le spade avviene nel palazzetto dove Christopher Lambert (che ovviamente interpreta il buono e bello Connor McLoad), avvolto in un meraviglioso trench beige con spalline imbottite, sta seguendo un incontro di wrestling.
Ad un certo punto Lambert “sente” il nemico e si dirige verso il parcheggio sotterraneo. L'inquadratura si sofferma sui suoi passi, e per qualche secondo lo schermo gigantesco del cinema gremito dove mi trovo è interamente occupato da un paio di sneaker della Diadora, il brand italiano di scarpe e abbigliamento sportivo che al tempo era in piena espansione.
Sono bellissime, bianche, con il logo grigio, e le voglio.

Il giorno dopo svuoto il salvadanaio e mi brucio il budget annuale per le scarpe da ginnastica. 
Prendo in prestito da mio padre un trench, non certo bello come quello del film, ma abbastanza per farmi sentire una specie di Christopher Lambert delle periferie, in fin dei conti sono miope anche io.

 Le scarpe delle Diadora, non serve nemmeno che ve lo dica, sono sempre ai miei piedi, sembro uno di quei personaggi dei fumetti, vestiti sempre allo stesso modo. Arriva la primavera e il trench sparisce, ma le mie amate Diadora resistono.
D'estate, quando finisco il liceo, un amico di famiglia mi invita da lui a in California. Il viaggio è lunghissimo, la sola tratta Londra – Los Angeles dura 11 ore, che passo quasi sempre seduto con le mie Diadora ai piedi.
Arrivo a Los Angeles nel primo pomeriggio. Capisco una parola su 10 di quello che la gente mi dice, so che a sera mi trovo seduto sulla spiaggia di Malibù, dove questo tizio ha una casa.

 Qualcuno mi passa una birra Corona con un pezzo di lime dentro, sono stanco, non vedo un letto da 30 ore, il rumore della risacca dell'oceano copre le voci delle persone che mi stanno attorno, e scruto l'orizzonte cercando di capire cosa ci faccio in quel posto.

 Poi mi tolgo le scarpe e i calzini e vedo i miei piedi dopo più di un giorno. Sarà la stanchezza, la birra, ma per un attimo, prima che li infili sotto la sabbia, mi sembra quasi che mi sorridano, grati della loro ritrovata libertà.
Immagino che queste cose a Christopher Lambert non siano mai capitate.

Sono Connor MacLeod del Clan MacLeod. Sono nato nel 1518 nel villaggio di Glenfinnan sulle sponde del lago Shiel. E sono immortale.
Connor MacLeod

Sono passati decenni, la cosa buffa è che ogni volta che vedo un paio di Diadora, mi vengono in mente “Highlander", io ancora teenager, seduto sulla spiaggia di Malibu, con i miei piedi nudi, immersi nella sabbia, una birra in mano e lo sguardo perso oltre l'orizzonte.
Non capisco perché continui a capitare, forse, come diceva Christopher Lambert nel film:
“It's a kind of magic”.